L’angolo delle barzellette di Ice – puntata 12

Un giorno, gli animali della foresta annoiati dalla routine quotidiana, decidono di organizzare una gara di barzellette…così…per passare il tempo.

Per rendere più “vivo” il gioco ed evitare i principianti più noiosi, decidono però di inserire una regola crudele: il giudice unico sarà la tartaruga e, se non riderà, il concorrente sarà decapitato.

Temeraria inizia la scimmia : racconta una barzelletta sulle monache che fa ridere a crepapelle tutti i convenuti. La tartaruga non ride e quindi “ZAC” e la scimmia viene decapitata.

Tocca quindi al leone che ne racconta una sugli ubriachi. Di nuovo tutti ridono…tutti tranne la tartaruga. Così anche il leone perde la testa.

Arriva l’elefante. Quando arriva a metà della sua barzelletta si sente la tartaruga che inizia a ridere a crepapelle mentre grida:
– “Ahahahahah quella delle monache era bellissima!”

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L’angolo delle barzellette di Ice – puntata 11

 

Un giorno come un altro, un tipo prende un taxi. Dopo un po’ questo passeggero tocca la spalla del tassista per chiedergli qualcosa. Il tassista fa un grido strepitoso, perde il controllo della vettura, manca per poco un pullman, sbatte contro un marciapiede e si ferma a pochi centimetri da una vetrina.

Imbambolati, rimangono un paio di secondi in silenzio totale.

Dopodiché il tassista dice: “La prego non lo faccia mai più. Mi ha spaventato a morte!”

Il passeggero si scusa e dice: “Non immaginavo che lei si sarebbe spaventato così semplicemente toccandole una spalla!”

“Vabbè non è proprio colpa sua, ma oggi è il mio primo giorno di lavoro come tassista e sa…negli ultimi 25 anni guidavo un carro funebre”.

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Citazioni – Albert Einstein

“Everybody is a Genius. But If You Judge a Fish by Its Ability to Climb a Tree, It Will Live Its Whole Life Believing that It is Stupid.”

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.”

[ Albert Einstein ]

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L’angolo delle barzellette di Ice – puntata 10

 

Un uomo muore e va in cielo. Arrivato in Paradiso viene accolto da San Pietro, ma la cosa che lo lascia più di stucco è una immensa muraglia: più grossa di quella cinese, ha le pareti piene di orologi e sembra non finire mai.
Incuriosito, chiede a San Pietro: “A cosa servono tutti quegli orologi?”
“Sono gli orologi delle bugie. Ne abbiamo uno per ogni persona sulla terra. Ogni volta che uno dice una bugia, le lancette del suo orologio si muovono.”
“Ma dai… quello di chi è?”
“Di Madre Teresa. Le sue lancette non si sono mai mosse, perché non ha mai mentito.”
“Incredibile…”
“Quello a fianco è di Giuseppe Garibaldi: le lancette si mossero due volte, a indicarci le due bugie che disse nella sua vita.”
“E l’orologio di Renzi dov’è?”
“E’ nell’ufficio di Gesù, lo usa come ventilatore.”

 

Nota: prendetela per quello che è, cioè una barzelletta, non un’opinione politica

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Assassinio sull’Eiger…e la strada nel deserto

Sull’onda dei film di Clint Eastwood, passiamo ad un altro classico: “Assasinio sull’Eiger”. Anche in questo film di spionaggio ed alpinismo c’è una “svista”…leggera ma c’è.

Mi riferisco ad una scena di inseguimento, in cui una berlina insegue un 4×4 in un deserto praticamente senza strade…

Per qualche strana ragione il nostro eroe, inseguito, a bordo del 4×4 sarebbe in trappola, senza possibilità di svolta. Ora spiegatemi l’arcano: nel deserto esistono forse strade (sterrate poi) a fondo chiuso? e soprattutto…non poteva buttarsi nel ginepraio, visto che la berlina non poteva entrarci, e seminare tutti?

Troppo facile…e han liquidato la scena così

Vabbè m’accontento e vado avanti: il bello deve ancora venire, dopotutto il film è appena iniziato.

Questo film merita una menzione speciale però per una battuta in particolare. In questa scena gli scalatori sono in difficoltà ed il capo base, nonché amico del nostro eroe è in trepidazione, quando una giornalista zelante si avvicina e, presa da un attacco di femminismo misto a conoscenze pseudo-freudiane…

Vogliate scusarmi, non me ne volete, ma in questa scena mi sono rotolato dal ridere, quando ce vò ce vò! 

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Le Olimpiadi dell’Odio…o forse no?

Fin da piccolo speravo di diventare bravo nello sport, ma ero peggio di una capra e quando, dopo sforzi, sono riuscito a migliorare ero “vecchio”, ma continuavo a sognare le Olimpiadi e vedevo negli atleti che rappresentavano i loro paesi, quasi gli eroi dell’antica Grecia, magari dediti, come Ercole, alle loro 12 fatiche. Poi ebbi un incidente ed i miei sogni, già difficili da realizzare, divennero praticamente impossibili. Ciononostante continuo a far sport e ad ammirare chi ci dedica tutto se stesso e seguendo, anche con gli amici, le gare e le partite passo a passo.

Negli ultimi anni non ho la tv, quindi uso la rete, i giornali ed i social per tenermi aggiornato. Se ieri ero indispettito per le “cicciottelle”, oggi sono imbelvito per i commenti superficiali, gli insulti e le denigrazioni che alcuni “tifosi” si permettono contro gli atleti che rappresentano il nostro paese. Sembra quasi che siano loro a gareggiare alle Olimpiadi, ma nella gara a chi insulta di più.

La goccia che ha fatto traboccare il MIO vaso, sono stati i commenti sulla pagina di facebook del CONI, sotto l’articolo che dichiarava la decisione della Pellegrini di saltare i 100sl e disputare solo la staffetta ( QUI ).

Veramente non so che passi in testa alla gente quando dà aria alla bocca: provare ad immedesimarsi, chiedersi “perché” invece di saltare alle conclusioni, ma poi…perché denigrare ed insultare? Se siete tifosi, non dovreste incoraggiare sempre e comunque? nella vittoria e nella sconfitta? quando la squadra è demoralizzata e non?

E, soprattutto, denigrando anche un singolo atleta non vi rendete conto di come abbattete l’intera squadra?

Ma anche qui c’è chi rincuora con la sua reazione anche i tifosi, è il caso di Pierluigi Piucci, con il suo post su facebook di cui riporto un estratto (continua QUI )

pellegrini

L’ “odio”, nelle sue varie forme, non sembra volersi fermare qui in queste Olimpiadi.

Parlo di un judoka, rappresentante della nazionale egiziana che si è rifiutato di stringere la mano all’avversario israeliano che lo ha appena battuto.

egypt israel judo

Qui a far la differenza, stavolta, è stato il pubblico tra cui c’erano persone da tutto il mondo e di ogni confessione. Fischi assordanti e boo, a coprire di vergogna chi ha sporcato quello che doveva essere solo sport ( QUI l’articolo )

In un momento in cui dovremmo mostrarci uniti e far vedere che le differenze etniche, storiche o di altro genere non contano è brutto dover vedere reazioni simili, mostrandoci divisi davanti a quei terroristi che fanno della politica dell’odio la loro religione ed il loro alimento. 

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La vergogna giornalistica

In periodo di Olimpiadi, che io mi sto perdendo a causa dell’assenza della tv (cionostante sto anche pagando il canone, perché non sapevo della dichiarazione da fare entro fine maggio), il giornalismo di bassa lega torna a far parlare di sè.

Se già eravamo sfiduciati da quando i più famosi giornalisti RAI si sono licenziati, il sentimento è peggiorato quando il monopolio delle principali reti è sembrato finire nelle mani di una persona sola e, di conseguenza, qualcuno si è trovato a ripiegare su altri mezzi di informazione. Il fenomeno non si è fermato: ad alimentare la diffedenza hanno contribuito anche i giornali, spesso ingrossando le notizie, alle volte non approfondendo od indagando, hanno più volte mostrato un brutto lato del mestiere. Oltre a questo son comparsi a volte articoli sgrammaticati, ma oggi, quando un giornalista ed un direttore approvano una cosa del genere, è segno che questo mestiere sta raschiando il fondo e mi trovo a ringraziare che, persone che ho stimato, non possano vedere quanto sta accadendo al loro lavoro di una vita.

titolo il resto del carlino carlino tiro con l'arco

Forse non tutti lo sapete, ma tra i nostri atleti ed atlete che stanno dando tutto se stessi alle Olimpiadi, non esula certo il trio delle italiane del tiro con l’arco (composto da laudia Mandia, Lucilla Boari e Guendalina Sartori) che è stato sconfitto dalle russe in semifinale, con il risultato finale di 5-3., ottenendo comunque il 4° posto che resta, come sottolinea il Presidente FITARCO Mario Scarzella, “il miglior risultato del tiro con l’arco italiano nella storia dei Giochi Olimpici”.

Il sapore di un tale risultato è amaro per qualsiasi atleta abbia dato il suo massimo impegno, lottare e sfiorare il podio. Per le nostre atlete non è bastato: ad infierire su degli animi già feriti è stato il titolo di un articolo, “Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico”, che a parer mio è stato proprio da cafoni.

A niente son valse le, sempre a parer mio scarse, scuse comparse su facebook che hanno ottenuto esattamente l’effetto opposto, in quanto son sembrate proprio non sentite.

il resto del carlino fb

Se non altro non possiamo che stimare il presidente della FITARCO per aver difeso le sue atlete ( QUI la lettera al direttore de “il resto del Carlino”, responsabile dell’articolo).

Aggiornamento
A seguito dei numerosi post e dell’indignazione del web, oltre alla lettera della FITARCO, l’editore Andrea Riffeser Monti ha deciso di rimuovere “con effetto immediato” Giuseppe Tassi, direttore del Qs Quotidiano Sportivo, scusandosi con le atlete.

Roberta Mori (presidente della commissione per la parità e i diritti delle persone dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna) incalza dicendo che serve “un’assunzione di responsabilità da parte dei media per estirpare del tutto le discriminazioni e le violenze di genere” e che la rimozione del direttore “è una decisione positiva non tanto perché sanziona il direttore responsabile, ma per il suo valore di precedente, educativo e deontologico” [ QUI ].

Ed eccoti (a parer mio) strumentalizzato e crocifisso il signor Tassi.

Per quanto sia rimasto indignato anch’io dall’attributo usato, ero sì per le scuse ed una presa di coscienza dell’errore commesso, ma non vedevo il motivo della “rimozione” anche perché, come lui, allora tanti altri dovrebbero esser rimossi.
Speriamo almeno che il sacrificio non sia stato vano e che contribuisca al ri-formarsi di un tipo di giornalismo più “serio”.

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