Pubblicità…che non c’azzeccano ‘na ceppa

Di pubblicità “sbagliata” ne esiste e ne esiste eccome. La pubblicità è ovunque e ce n’è a vagonate in ogni dove, tra un po’ ti segue e già è molto vicina al farlo. Sembra quindi che per sopravvivere oggi debba essere d’impatto, debba stordire, disgustare, far parlare di sè…

…sinceramente è un modo di “comunicare” che mi dà fastidio, che trovo sbagliato.

Abbiamo già trattato l’argomento e sicuramente ci torneremo, ma oggi vediamo un aspetto particolare, vediamo alcuni esempi di pubblicità sessista. Parliamoci chiaro: ognuno dica quel che gli pare ma in realtà il significato appare molto poco dubbio e molte pubblicità sembrano aver niente a che fare col prodotto, volete qualche esempio? guardate QUI

Alcuni esperti di comunicazione dicono che sia dovuto al “calo di creatività” della “macchina pubblicitaria” e che, l’utilizzo del sesso e della donna (più raramente anche dell’uomo) come oggetto sessuale, spesso non siano altro che espedienti volti a nascondere una profonda mancanza di idee.

Cosa porta però questo genere di pubblicità? Sarebbe da rivolgersi ad esperti, sociologi o psicologi, ma anche intuitivamente sembrano portare verso una “alimentazione” del sesso, come se ne rinforzasse l’idea, magari fino a renderlo più come una cosa scontata, addirittura una necessità, un qualcosa che finisce poi per aumentare a sua volta pubblicità similari e ad aumentare il target, arrivando a colpire persino persino gli adolescenti che sono alle prime prese con le loro pulsioni ed alla scoperta del corpo in crescita (poi ci si stupisce dei rapporti sessuali in età sempre più precoce, dell’aumento degli abusi, ecc…). Qualcuno dirà: “Che male c’è? Il sesso è bello.” Vero forse nella maggior parte dei casi (o almeno spero), qui però l’argomento non è il sesso, ma la sua commercializzazione e la stumentalizzazione degli individui, nonché la violazione della dignità. Moralista? No, preoccupato: il sesso, e talvolta persino la violenza, attraverso questo tipo di pubblicità stanno diventando banali, normali, corretti. Questo è già preoccupante per gli adulti, poi penso ai bambini…e mi spavento.

Il problema alla base della risoluzione della questione sembra però essere “la definizione di pubblicità sessista”…siamo in Italia, il paese della burocrazia inutile, ci prendono in giro sulla cosa anche nei telefilm stranieri, vi stupisce?

[ Immagine tratta dal sito http://www.haisentito.it/ dove potete trovare anche altri esempi ]

Voi avete dubbi nel riconoscere una pubblicità sessista da una no?

Informazioni su DesertoArido

Collaboratore al sito https://fuocotempesta.wordpress.com/
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