Un’avventura di classe

PREMESSA

Ok mi cimento: è un bel po’ che non scrivo racconti, ma devo pur ricominciare, tanto vale allora riproporre alcuni vecchi esercizi che facevo sul sito liberodiscrivere, poi diventato a pagamento e quindi una spesa per me non sostenibile (non mi ritengo così bravo), ma allo stesso tempo non mi va finiscano nel dimenticatoio quindi li metto qui. Qui il mio nick era “Eolo dei boschi” ed i racconti e le parole in libertà sono più o meno del 2004…periodo in cui ero ancora mooooolto romantico

Un’avventura di classe – Racconti brevi

Seduto davanti ad un tavolo con una tazza di caffè bollente in mano non posso far altro che chiedermi cosa ci faccia io qui. Ho sempre odiato questo posto ed ora mi trovo qua dentro di mia spontanea volontà. La stanza è un po’ spoglia, ma almeno è integra, a differenza di come me la ricordavo, le pareti sono bianche, un colore spoglio e deprimente che ti costringe contro ogni tua opposizione a rivangare vecchi ricordi, ma io ci sono già passato. Guardando il fumo che esce da quella strana sostanza nera che ho tra le mani, mi chiedo per l’ennesima volta se sarò in grado di affrontare la prova che mi aspetta oggi. Leggo il cartoncino consegnatomi stamane. L’orologio grigio a forma di padella appeso sulla parete indica che tra pochi minuti dovrò uscire da qua dentro. Sono settimane che preparo il discorso che dovrò fare là dentro ed ogni volta ne sono meno convinto. Il cuore mi freme, mi sento nervoso, forse avrei dovuto evitare il caffè. Sento le mie tempie pulsare. Ricordo quando feci le mie prime gare alle superiori: lo stato di tensione è lo stesso, ma adesso non posso combatterlo alla stessa maniera. Mi emerge un ghigno sul volto: come ho fatto a ridurmi così? Le cose vanno affrontate, tanto vale alzarsi e avvicinarsi al patibolo. Come se niente fosse vuoto la tazza e, ripostala nella mia sacca, esco dalla stanza.
Ricordo questi corridoi, i murales sono cambiati, ma il senso è sempre lo stesso: libertà. Pensare che quand’ero a scuola avevo una voglia sviscerata di uscire dagli schemi, avevo un qualcosa dentro che voleva soltanto esplodere ed uscire fuori travolgendo ogni cosa, trasportando le persone, come un vortice fuori controllo, un vero e proprio uragano. Pensavo che i miei blocchi derivassero dai professori e dalle gerarchie, ma come molti, se non tutti, non mi accorgevo che il blocco derivava da me stesso e che il segreto consisteva nell’aggirare l’ostacolo, detto in termini semplificistici.
Questo posto mi riporta innanzi agli occhi molti ricordi della mia gioventù: il mio primo bacio “alla francese”, le botte con i compagni di classe, i professori incazzati…tanti ricordi, ma non è il momento. Uno squillo forte mi riporta alla realtà. Stanza A07B: è questa. Un uomo volgendomi un’occhiata incuriosita ne esce lasciandomi la porta aperta. Con la maniglia in mano penso: “Adesso tocca a me”.
Entro a testa alta cerco di assumere un’aria decisa e serena. Sento le decine di paia d’occhi puntati su di me, incuriositi, in attenta osservazione, cercano di capire come sono, come reagisco e se sarò all’altezza oppure se sarà la mia fine. Sento già i primi brusii.
Con tono deciso: <Buongiorno a tutti. Sono il prof. Gaggio e sono il vostro insegnante di filosofia>.

Eolodeiboschi (alias IceDefroster)

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