Passione

PREMESSA

Ok mi cimento: è un bel po’ che non scrivo racconti, ma devo pur ricominciare, tanto vale allora riproporre alcuni vecchi esercizi che facevo sul sito liberodiscrivere, poi diventato a pagamento e quindi una spesa per me non sostenibile (non mi ritengo così bravo), ma allo stesso tempo non mi va finiscano nel dimenticatoio quindi li metto qui. Qui il mio nick era “Eolo dei boschi” ed i racconti e le parole in libertà sono più o meno del 2004…periodo in cui ero ancora mooooolto romantico

Passione – Racconti brevi

E’ notte, ormai in tv non c’è più niente di interessante, niente che ora come ora mi attiri. Sparapanzato sul divano in una maniera che sicuramente la schiena ringrazierà, sono alle prese con lo sport serale più praticato nel mondo: lo zapping. Tra un flash e l’altro, dato da ogni cambiamento di canale, la mia attenzione viene attirata da un’immagine e, come in preda ad una specie di crisi d’astinenza, mi butto in una irrequieta ricerca di quell’insieme di colori che mi aveva attirato, finché non la trovo. Ed eccola lì, infingarda e sbeffeggiante, messa lì a tradimento, ricordo di sapori, emozioni, sensazioni, pazzie e dolori.
Colto da un’incontrollabile espressione inebetita, rimango come di sasso: le mie dita non riescono a cambiare canale, il telecomando, simbolo di potere, cade a terra. E lì mi perdo, giungo in un altro mondo, un mondo cui appartenevo ed alla cui vista il mio sangue incomincia a ribollirmi nelle vene. Ricordo i battiti del cuore, il martellare nelle tempie, il respiro affannoso, il corpo in preda ad un calore immondo, la gola che si seccava, la mia impossibilità di fermarmi, la mia voglia di non demordere, il desiderio di superare me stesso ed i miei limiti, il sentire le gambe staccate dal corpo, il loro imprimere forza ad ogni falcata e un leggero dolore che mi richiamava all’ordine, ma non rallentavo: sentivo il sapore del sangue, la gola in fiamme, ma non rallentavo. Drogato dai suoni e dalla sensazione che la pista mi regalava, innamorato della pista. Ricordo anche quei battiti che venivano colti da quella sensazione, come di estraneità, accompagnata da quel fremito del cuore, a pochi passi, nel momento della fine, all’arrivo. Tornato alla realtà, dentro quel corpo che non sento più mio, che ha rinunciato a tutte queste emozioni, non riesco a staccare gli occhi dallo schermo, conto le falcate, guardo i tempi, sento il ritmo di ogni salto e le mie gambe quasi sembrano chiedermi di unirmi a quelle immagini e di tornare a correre, a competere, a vivere. Vorrei chiamare il mio allenatore e dirgli: “La prego ho bisogno di correre, vorrei che mi riprendesse con se e mi allenasse”. Ma la faccenda è un po’ più complicata…

Eolodeiboschi (alias IceDefroster)

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Informazioni su icedefroster

Collaboratore al sito https://fuocotempesta.wordpress.com/
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