Dubbi da scrittore

PREMESSA

Ok mi cimento: è un bel po’ che non scrivo racconti, ma devo pur ricominciare, tanto vale allora riproporre alcuni vecchi esercizi che facevo sul sito liberodiscrivere, poi diventato a pagamento e quindi una spesa per me non sostenibile (non mi ritengo così bravo), ma allo stesso tempo non mi va finiscano nel dimenticatoio quindi li metto qui. Qui il mio nick era “Eolo dei boschi” ed i racconti e le parole in libertà sono più o meno del 2004…periodo in cui ero ancora mooooolto romantico

Dubbi da scrittore – Racconti brevi

“Sono in una crisi di storie, peggio di uno alle prime armi: lui sa cosa scrivere e non come, io il contrario, almeno spero.
Chissà un qualsiasi scrittore in erba come si troverebbe…probabilmente come me: non retribuito a scrivere storielle per siti vari. Se fosse giovane avrebbe probabilmente problemi con lo studio, ammesso che si cimenti impiegherebbe una vita solo per scrivere storielle di poche righe, ma sicuramente sarebbero più ponderate.
Potrebbe essere un buono spunto per una storia. Ipotizziamo un ragazzo, studente universitario…ingegneria? No, scrivere facendo ingegneria è da masochisti…lettere? Troppo legato alla forma ed alla grammatica…storia? Mah…lingue? Ehi ciao, in che lingua scrivi oggi?…no, devo cercare un altro tipo di personaggio, ma prima di tutto maschio o femmina? Acc. Qui diventa un problema. Uno studente cazzeggia un po’ di più, ma una studentessa è più determinata…
Accidenti ci vorrebbe una di quelle cosiddette ispirazioni, un sogno, una passeggiata…e perché no?!”
Presi il giacchetto e uscii per quelle strade di Pisa che hanno quel non so che, che dopo più di venti anni che ci vivi sa quasi di casa. Non è molto grande come città, ma è molto suggestiva. Sbucando dalle Piagge passai davanti ad alcune facoltà: gli studenti fuori sono pochi, intenti a studiare, parlare o correre, ma non mi interessava: non era qui che dovevo cercare.
Iniziata la curva del Lungarno lo spettacolo che mi si aprì davanti mi stupì più della prima volta, anche grazie al sole che, nonostante fossimo già in Febbraio, stava già calando. Continuando a girovagare sentivo l’aria fresca circolari dentro, salvo quei momenti in cui lo smog si faceva troppo fitto. Cercando di non ispirare troppo non riuscivo a sbrogliare il mio problema, poi la mia attenzione venne attirata da un pullman intrappolato nel traffico cittadino e vidi un motorino insinuarsi in maniera agile e pericolosa tra le vetture, non aveva nemmeno i fanali accesi, passò di fronte all’autobus e continuò la sua tratta. Quel che stupì fu che, passandomi davanti, mi accorsi che era una bicicletta non uno scooter, o meglio: era uno studente in bici. Non pensate che ciò mi avesse presentato il mio soggetto, ma il mio problema, la risposta che mi serviva, altrimenti detto: “Stupire”. Non che fosse un espediente che non conoscessi già, ma, preso com’ero, me lo ero come dimenticato. Colto da una sequenza di pensieri che non riusciva a dar frutto entrai per le vie più impervie e nascoste della città: alcune strade ed edifici erano stati ricostruiti, ma la maggior parte presenta ancora i caratteri tipici del periodo della fondazione della città. Il bello di questa qui è che, salvo i pasticci combinati attraverso gli anni dal comune, ha un forte carattere storicocce sembra presente nei suoi abitanti, come se l’avessero da sempre dentro. Persone diverse, persone interessanti per ognuna delle quali avrei potuto ricavare almeno un personaggio per una delle mie storielle, ma non era quello che stavo cercando. Lasciandomi completamente condurre dal mio istinto, o dal caso, giunsi a quel complesso di edifici di ingegneria, ambiente spoglio, ma vivace: ogni ora vi erano e vi sono studenti in continuo movimento tra gli edifici. Passai dalla stazione di S. Rossore, giunsi in un bar e dopo un buon caffè ed una brioche decisi di tornarmene a casa, stavolta con l’autobus e fu proprio lì che l’idea giunse. Era una giovane donna con due bambini, a giudicare dall’abbigliamento, una lavoratrice. Aveva lunghi capelli neri e lisci, occhi scuri e un viso cui il trucco, a parer mio, non riusciva a competere con la vera bellezza della persona, decisa, forte, amorevole. Alta e fiera teneva d’occhio i bambini e l’ambiente circostante come un’aquila che scruta intorno al nido per assicurarsi che non vi siano pericoli. Giunsi così al personaggio, diverso da quello che sarebbe stato secondo l’idea iniziale, cui avevo sempre l’arduo compito di dar vita in sequenze di frasi, ma sapevo di aver trovato ciò che cercavo e a sera mi misi al lavoro. Risultato di una notte insonne e di un giorno e mezzo di attività, fu un racconto di una settantina di pagine, ma cui ancora do vita dedicandole una serie di racconti. Alla fine non ero io che avevo trovato il personaggio, ma era questo che aveva trovato me e mi stava conducendo per mano.

Eolodeiboschi (alias IceDefroster)

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