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Alien ant farm – Smooth criminal

Non so…me n’era semplicemente venuta voglia, giusto per “cambiare musica”

 

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Il popolo di Nottinghamshire insorge, lo sceriffo ripiega

Quando le proteste servono e la rete fa un primo esulto al leggere ui titoli “ Canone per pc, smartphone e tablet. Marcia indietro della Rai dopo le proteste”

“in seguito a un confronto con il dipartimento delle comunicazioni guidato da Roberto Sambuco del ministero dello Sviluppo economico, ha precisato che il mero possesso dei computer e delle altre apparecchiature non comporta il pagamento del canone speciale.” Decisamente un’inversione di marcia, ma a cosa sarà dovuto?

Il caso, sollevato da Rete Imprese è finito anche in Parlamento ed un crollo dell’indice di popolarità della Rai, già molto volatile in condizioni normali, sia su blog che social network e di conseguenza è aumentato il rischio di dare vita a un altro canone non pagato.

Ma la Rai non molla l’osso e pare che in sostanza la norma verrà interpretata in modo da lasciare fuori dal perimetro del canone speciale i device collegati in Rete, mentre solo per gli apparecchi adattati alla ricezione effettiva dei canali televisivi (tecnicamente quelli abilitati al segnale digitale), cioè una stretta minoranza, rimarrà l’obbligo.

Pare che sia stato decisivo l’intervento del dipartimento delle Comunicazioni che ha convinto i vertici della Rai a non dare seguito alla vicenda, che aveva già spinto più di un migliaio di clienti business a telefonare a Telecom Italia per informarsi e, in taluni casi, iniziare le procedure di disdetta del contratto Adsl, confliggendo di fatto con gli sforzi del governo Monti per implementare un’Agenda digitale italiana finalizzata alla diffusione massiccia dell’uso, della cultura e delle opzioni di crescita del Web.

[fonte: http://www.corriere.it]

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DA e le donne: Laodice, che sapeva già tutto di te (puntata 2)

Dunque, dove eravamo rimasti? ah sì Laodice…

beh a quanto pare becco i tipi sbagliati, ma andiamo per gradi: dopo la mia scenetta, definita molto “romantica”, per avere il suo numero, fissiamo un appuntamento e ci vediamo. Niente di impegnativo: a fine di una giornata di lavoro, un pub, un cuba libre (che diventarono due) ed un thé, ma la serata non partiva…non c’erano versi, così poi ci siamo lasciati (io stavo imprecando per le mie gare dell’indomani e per il suo lavoro all’alba, entrambi fin troppo vicini), ma il problema era ben altro: lei mi dice che era presa per un altro e quindi non se la sentiva avere una qualche relazione con me né di uscire con me a meno che non fosse con altri amici. Un po’ contrariato perché in fondo volevo conoscere quel che nascondevano quegli occhi così dolci, incassai e tempo dopo la invitai ad uscire anche con i miei ed i suoi amici.

Magari speravo di aver modo di conoscerla meglio, ma ero parecchio dubbioso…peggio ancora ci tirò il pacco una sera e la volta dopo disdisse.

“Qui c’è qualcosa che non quadra”

Sorvolai sulla questione ed intesi che forse non aveva davvero voglia di rivedermi…La certezza arrivò qualche giorno dopo con una sua telefonata.

Sai quando vieni colto alla sprovvista e ti passa quel pensiero per la testa “oddio mi sta chiamando?! che diavolo è successo?”…beh fattelo passare, perché come il buon vecchio Sherlock insegna: “Una volta eliminato l’impossibile, quello che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità”…

…non ha mai chiamato, se chiama è per qualcosa che vuol chiarire, siccome non abbiamo questioni in sospeso, e non è il tipo da invitarmi lei per un’uscita o per fare la prima mossa, allora non vuol uscir con me…

Più facile di un’equazione algebrica. Odio azzeccarci in questi casi: in pratica mi disse che in realtà non esisteva un altro e che non mi voleva vedere in quel senso, perché lei capisce tutto al primo incontro, da quella “sensazione a pelle” che non c’è stata, ma non potremmo nemmeno essere in quanto è sicura ch’io continuerei a guardarla in quel senso…

Aveva già deciso tutto…aveva capito tutto…o almeno credeva

ma sinceramente ho perso le energie per cercare di smuovere qualcuno da delle convinzioni assurde, quindi la ringraziai per l’onestà (anche se avrei preferito me l’avesse detto dall’inizio e che non si facesse aspettare mezza serata, quando potevo stare senza pensieri con gli amici), e le chiesi cosa volesse “fare”: in fondo non vuoi uscire con me, non pensi che potremmo uscire nemmeno come amici, allora? non mi vuoi vedere e basta.

“Ok…forse hai ragione, anche se io non ci credo e non vedo come tu possa dirlo non conoscendomi ancora” click, fine chiamata, numero cancellato.

Risultato: una donna che sa tutto della vita in meno

 

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Arriva lo “sceriffo RAI”

Come forse sapete il canone televisivo è un tributo richiesto per finanziare la radiodiffusione pubblica nei vari paesi, permettendo così la trasmissione di programmi con poca o nessuna pubblicità. Tra i Paesi che hanno abolito il canone ci sono Olanda, Ungheria, Bulgaria, Spagna, Belgio fiammingo, Lussemburgo, Portogallo, Lituania, Lettonia, Polonia, Estonia, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Russia e Turchia. Pagano invece il canone, ma non hanno pubblicità commerciale: Francia, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia. [fonte: wikipedia]

Perché oggi prendiamo in esame l’argomento canone? perché la RAI sta tentando il colpaccio alle tasche sempre più vuote degli italiani..

quest’anno ha annunciato di voler far pagare il canone a chiunque possieda un dispositivo collegato alla Rete, colpendo in particolare aziende e liberi professionisti. Per farlo, ha deciso di applicare il regio decreto 246 del 21 febbraio 1938 che stabilisce il versamento della tassa per “chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni” (per l’esattezza l’articolo 27 del regio decreto 246 del 21 febbraio 1938 sancì che sono sottoposti a canone tutti gli «apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dalla qualità o dalla quantità del relativo utilizzo» (quali quindi computer, telefoni cellulari e strumenti similari)). La Rai rassicura, anche sul suo sito, annunciando la differenza tra canone “ordinario” (riguardante i provati) e “speciale” (per aziende ed imprese), in realtà è probabilmente una manovra atta a limitare i tumulti iniziali, visto che il decreto non accenna distinzioni tra i due. A giustificare la disposizione è l’articolo 17 del decreto ‘Salva Italia’ varato dal governo Monti, secondo cui “le imprese e le società [...] devono indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione la categoria di appartenenza ai fini dell’applicazione della tariffa di abbonamento radiotelevisivo speciale”. E il costo varia dai 200 ai 6mila euro. Una pessima strategia Rai che in un’Italia in crisi attacca anche quelli che possono essere anche solo meri ed ormai indispensabili strumenti di lavoro.

Non dipende dagl usi che ne fate, quindi in parole povere funziona così: è come avere una tv in casa che non funziona, per il semplice fatto di averla (quindi non di usarla o che non funzioni) dovete pagare il canone RAI, idem con i pc.

Pensavamo che l’aumento del canone fosse celato e limitato dall’ “obbligo” dell’uso del digitale? a quanto pare siamo al piano B

Ecco quindi fioccare critiche e insulti da parte dei contribuenti che, su Twitter, per esempio, si fanno sentire cinguettando all’unisono al ritmo di #raimerda.

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DA e le donne: Laodice (puntata 1)

Ah l’amour l’amour…’na bella sfiga dai retta a me

Con oggi riprendiamo in mano la mia sfiga con le donne…dopo la “serendipity” (QUI) lasciata un po’ a se stessa, anche perché ormai avevo perso abbastanza le speranze, un nuovo orizzonte ed una nuova speranza si è prospettata davanti a me, con la dolcissima…chiamiamola Laodice. Ci siamo conosciuti per caso a capodanno ed io son rimasto letteralmente folgorato dal suo sguardo: l’unica donna che riusciva a sostenere fino in fondo il mio sguardo (è uno sguardo un po’ indagatore lo ammetto: in tante mi dicono che sembra scavarti dentro..personalmente non ne sono tanto convinto…).

Il nuovo anno inizia e dopo nemmeno due ore lei se ne va, con un “ciao, ci vediamo”, detto di sfuggita, mentre io sono appeso a riparare un lampadario (spezzato da un branco di scimmie selvagge). Il giorno dopo però vado nel negozio dove lei lavora, imbarazzatissimo, girando cellulari, fotocamere, ferri da stiro, deumidificatori…ma alla fine riesco ad avvicinarla mentre non ha nessuno intorno e riesco ad avere il suo numero!

Niente da dire: ero completamente affascinato da quegli occhi e quel viso, dolce come nessuna mai, cui nemmeno il gatto con gli stivali di Shrek reggerebbe il confronto. Così la chiamo e fissiamo un appuntamento…ma…

c’è un sempre un maledettissimo “ma”

per il seguito rimandiamo a più avanti.. intanto metabolizzo un attimo..

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Arriva Hiriko ed il parcheggio si fa largo

Torna a far parlare di sè Hiriko: il progetto made in MIT (Massachussetts Institute of Technology). Ma chi è Hiriko? o meglio cos’è? certo la parola ricorda un nome giapponese, ma il nostro soggetto è di origine basca ed è…una macchina! una city car ad essere precisi: quindi non è una macchina sportiva od un suv come quelli che vanno tanto in voga nelle nostre strade, anzi…è la pollicino delle macchine.

Quali sono allora i pregi di questa macchina?

1- è più facile parcheggiarla di una smart: impossibile direte, già in una smart si sta stretti, ma ecco la sorpresa, è una macchina pieghevole

2- è elettrica: una rottura forse per l’autonomia, ma è ecologica e ringraziando il cielo risparmiamo sui costi sempre più assurdi della benzina

Vediamola un po’ meglio

La struttura Per rimediare alla questione “spazio” l’auto si piega, ma come? di certo non piegando il telaio: non ne risulterebbe una macchina sicura, infatti è l’asse a piegarsi, fino a portarla in posizione verticale. Non finisce qui: ma se dalle foto si esce da davanti, il motore dov’è? per risparmiare fino all’ultimo il motore è direttamente nelle quattro ruote. Quindi non c’è motore, non c’è cambio ne trasmissione.

Optional Tra l’altro l’auto sarà dotata di un sistema digitale che la renderà in grado di modificare i propri interni secondo gusti del guidatore, potrà infatti ad esempio cambiare i colori del cruscotto, ed addirittura riuscirà ad indirizzare il giudatore verso il distributore più vicino.

Quando? Ovviamente Hiriko (il cui nome non è giapponese, ma “urbano” in lingua basca) è una biposto. Nata da un’idea di un consorzio di imprese basche ed in partnership con governo spagnolo ed il MIT Media Lab, dovrebbe entrare in produzione in Spagna ed è stata presentata a Bruxelles al presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. Di certo potrebbe essere una buona risposta all’idea della Commissione europea di vietare le auto a benzina nei centri urbani.

Dubbi? io ancora qualcuno ne ho: non solo perché mi danno da pensare i motori sulle ruote (che spero siano due e non quattro), in quanto mi vien da chiedermi cosa succeda nel caso se ne blocchi uno (se la ruota si blocca totalmente e fa perno, la macchina dovrebbe cominciare a ruotare), ma anche perché è stata studiata come un carrello della spesa, cioè la prendi da uno dei centri, la usi e poi la riparcheggi un altro centro, in modo anche da far sparire le macchine parcheggiate per la città…non so voi, ma a me sembra una visione ottimistica, anche perché non tutte le sedi di lavoro sono così facili da raggiungere, e se, finito di lavorare, andassi per prendere la macchina, ma nel centro più vicino a me fossero finite? boh…spero abbiano pensato anche a queste piccolezze, male che vada di dovranno ingegnare…di nuovo.

Ecco il video del modellino

 

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